Philosophy
La vela traduce la lingua del mare. Quello che dice il fiume è chiaro subito: dalla sorgente alla foce, ha e dà un senso e una direzione, una regola imposta con la forza della corrente. Il fiume lo capiscono tutti, perchè, come il tempo, puoi solo seguire il suo letto, nel suo verso. I salmoni osano risalirlo, ma a prezzo della vita: quando vincono la loro sfida alla legge del fiume e ne raggiungono la sorgente, muoiono.
Ma il mare? Dove comincia e dove finisce il mare? Le rive non sono i suoi confini, ma quelli della Terra, perchè persino i continenti sono soltanto isole. Anche se trovassimo l'inizio e la fine del mare, non sapremmo ancora cosa dice.
Nonostante tutti, sulla riva, riescano ad ascoltarne la voce scandita dalle onde e a percepepire i suoi umori, il mare non mostra la sua direzione e la sua legge a chi sta sulla riva, come fa il fiume.
Il mare sembra non avere sensi di percorso: come si capisce da dove viene e dove va? C'è solo un modo: con una vela. E scopri così che il mare appare senza direzioni, soltanto perchè le ha tutte, ma non tutte assieme.
La vela traduce le leggi del mare quali il vento, le onde e le correnti e te le impone e, di volta in volta, al mutare delle forze dell'aria e dell'acqua, la vela riceve la nuova regola e la trasmette.
Di volta in volta, una regione del mare, una meta, un'intenzione possono essere ammesse o negate. E quando il vento non arriva da lontano, sotto costa, col regime di brezza, è il sole che lo governa; e col sole il vento gira, a mano a mano che la fonte del calore diversamente irrora, con mutata angolazione.
Le regole del mare le rispetti o le subisci.
Se sbagli o le forzi, paghi. Subito e sempre.
La vela può essere traduttrice bonaria delle sanzioni, quando la violazione non è grave, ma non te ne risparmia una.
Così, il mare, mediato dalla vela, insegna il rigore, la diligenza; educa a comportamenti, gesti, risposte codificate nella loro essenza e nel loro ordine. Ogni confusione è un pericolo, la possibilità di un danno.
La vela lavora bene e gli obiettivi diventano raggiungibili quando l'equilibrio tra le forze che spingono la barca e quelle che la ostacolano è ben calibrato.
La navigazione trasferisce l'equilibrio e il rigore al navigante, mentre la sregolatezza, pur abbinata al genio, in mare, finisce prima o poi sott'acqua.
Gli elementi da fondere nell'equilibrio nautico sono i più instabili della Natura - il Vento, le onde - ma la vela pretende che, al mutare delle condizioni, solo una cosa non cambi: l'efficienza.
La vela ti obbliga all'attenzione, a cogliere i salti di vento, le raffiche improvvise. Educa alla flessibilità e alla prontezza: non puoi al timone di una barca decidere - come a terra - di fermarti, riflettere e poi agire per il meglio. Nè, tantomeno, puoi rinunciare a decidere.
In mare, quando le condizioni lo richiedono, devi decidere per forza e per forza subito. E per forza bene. Sennò le direzioni nascoste che la vela ti mostra, invece di agire a favore, opereranno a a tuo danno.
Il mare, se lo conosci, fa paura.
E c'è solo un modo per evitare che ti sorprenda e punisca: cercare di capire come si comporterà, come evolveranno le onde, il tempo, il vento, e le tue capacità di fronteggiarli e governarli.
Così, la vela ti abitua a prefigurare il futuro, scenari diversi, a valutare le tue e altrui capacità, a predisporre risposte adeguate. E poi, solitari a parte, il governo di un'imbarcazione, specie a vela richiede il coordinamento delle azioni di più persone: si sa sempre chi comanda - l'uomo al timone - e ognuno sa sempre cosa gli altri si aspettano da lui.
Non esiste forgia più severa dello spirito di cooperazione: ogni danno fatto ad un altro dell'equipaggio è contro sè stessi.
Rigore, equilibrio, flessibilità, attenzione, velocità, cooperazione: tutto questo si può ricavare dalla scoperta delle tante e insospettate direzioni del mare.
Anche una barca a motore naviga, ma a dispetto di troppe regole del mare: non le osserva e non le infrange. Ci passa sopra. Ed è una brutta educazione non istruirsi alla ricerca della più efficace via di mezzo, fra le proprie intenzioni e le norme dell'ambiente in cui si agisce.
Il motore mente sui rapporti di forza: ti fa credere di poter dominare il mare e che la tua volontà sia prevalente.
La vela sa, e tu con lei, di essere ospite.
Chi ignora la vela, perde la regola, che su questo pianeta è proprio il mare: lo ricopre per sette decimi; la terra asciutta è l'eccezione.
Se la vela fosse materia di studio per gli alunni delle elementari, potremmo non diventare lo stesso un popolo di marinai, ma di sicuro avremmo dei cittadini migliori. E' vero, c'è l'Accademia Navale. Ma viene dopo e tardi, quando le scelte sono state fatte, i caratteri formati.
Molti cadetti credono che l'Accademiadia loro una regola di Vita.
Non è vero: la regola che obbliga al rigore, alla flessibilità e a all'attenzione la dà il mare, tramite la vela. L'Accademia è uno strumento; al più, dà lo stile.
Che a volte è tutto.
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